La Top 5 degli album italiani del 2017

Cesare Cremonini, in testa alla mia Top 5 2017

Musicalmente il 2017 è stato un anno per lunghi tratti imbarazzante (soprattutto nel periodo estivo) ma, come spesso accade, per contraltare ha anche vissuto dei picchi di altissimo livello, peraltro concentrati nella prima e soprattutto nell’ultima parte dell’anno. In attesa di conoscere i primi lavori del 2018, già anticipati da alcuni ottimi singoli di recente uscita, ecco la mia personalissima (e quindi opinabilissima) Top Five dei migliori album dell’anno. A cominciare dagli italiani, tra cui avrebbero meritato una menzione anche A casa tutto bene di Brunori SAS e 709 di Caparezza.

1) Possibili scenari – Cesare Cremonini
Uno dei pochissimi artisti che dopo quasi vent’anni di carriera e sei album di inediti riesce ancora a migliorare e a migliorarsi. Possibili scenari è un album che sintetizza in dieci indimenticabili pezzi l’attitudine cantautorale tipica della tradizione italiana e la costante ricerca di un suono internazionale, personale e innovativo. Cremonini crea linee melodiche originalissime; fonde testi e musiche in un intreccio perfetto; stravolge e rivede la forma-canzone ideando nuove e originali strutture; utilizza tutti gli elementi a disposizione di un musicista preparato, colto e ispirato come lui:  strumenti acustici, strumenti elettrici, elettronica e orchestra. Capolavoro.
Perla: Nessuno vuole essere Robin

2) L’amore e la violenza – Baustelle
Album della consacrazione definitiva (se mai ce ne fosse stato bisogno) per la band toscana che sforna un concentrato di potenziali singoli ispirati a un complesso frullatore di riferimenti che va dalla dance anni ’70 al pop anni ’80, dai cantautori (echi di Battiato, De Gregori, De Andrè) all’elettronica. Testi sempre dissacranti, ironici e originali, con un occhio di riguardo per l’attualità e i fenomeni di costume più recenti; voci di Rachele Bastreghi e Francesco Bianconi al top. Cura maniacale per arrangiamenti e produzione. Imperdibile.
Perla: Eurofestival

3) Bandiera sulla luna – Erica Mou
Altro raro esempio di artista che cresce album dopo album, la giovane cantautrice pugliese ci regala con il suo quinto lavoro l’ennesimo gioiello, fatto di testi ricamati alla perfezione per dare spessore profondo ai piccoli e grandi episodi della quotidianità, di arrangiamenti precisi e mai banali e soprattutto della splendida voce di Erica che mai come in Bandiera sulla luna interpreta i suoi brani alla perfezione, con una teatralità da consumata attrice. Una delle più belle realtà della scena indipendente. Prezioso.
Perla: Canzoni scordate

4) Il secondo cuore – Paola Turci
L’altra faccia della medaglia del cantautorato femminile italiano, indubbiamente più legata al circuito delle major e con ben altri livelli di esposizione e promozione. Ma per quanto artista mainstream, Paola Turci è sicuramente la più indie delle cantautrice “radiofoniche”: con Il secondo cuore, già prima del repackaging, aveva realizzato un album coerente, ricco di contenuti testuali e musicali e privo di cadute con il solo difetto di risultare un po’ breve. La nuova edizione, che include lo splendido singolo Off-line e altri due brani, ovvia a questo problema e completa un lavoro che ora  da degustare con più calma, come un Amarone d’annata.  Paola come il vino. Sorprendente.
Perla: Nel mio secondo cuore

5) Mezzanotte – Ghemon
Confortato dalle accuse di tradimento che, come da tradizione, accompagnano tutti i rapper che provano a cercare altre strade, Ghemon approda finalmente nel territorio che agognava fin dai suoi esordi: un mondo musicale che tiene insieme l’hip-hop, l’R&B, il soul, il funk e il miglior pop d’autore. Brani profondamente autobiografici e sinceri come richiede la cultura rap, ma suonatissimi come si conviene alle vere band di black music, con la sorprendente scoperta delle doti vocali di Ghemon che in questo album canta ottimamente. Sincretico.
Perla: Un temporale

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