Archivio mensile:gennaio 2016

L’incanto della semplicità. Il live di Erica Mou al Cortile Café

EricaMou

Erica Mou durante il concerto al Cortile Café

Avete presente quando siete al buffet dell’aperitivo e, dopo aver spizzicato olive, patatine, pop corn, noccioline, sedani, carote, crostini col salame, cracker col Philadelphia e, quando va grassa, quadratini di focaccia e di piadina scarsamente farcita, finalmente arriva la pizza? L’assalto delle cavallette è tale che a stento si riesce a recuperarne un piccolo trancio e mentre lo ingurgiti in due bocconi, già allunghi il collo per vedere se ne è rimasto un pezzo (pia speranza) o se ne portano ancora (arriverà, ma tra almeno venti minuti). La verità è che se sei fortunato riesci a servirti a malapena due volte, e resti lì con la voglia di pizza e l’ultimo sedano in mano e il bicchiere dello spritz vuoto, e la vita ti sembra uno schifo.

 

Bene, immaginate che la mia pizza si chiami Erica Mou (mi perdoni per questa licenza) e che per assaggiarla sia dovuto scendere fino in Puglia per averne appunto solo due piccoli bocconi: il primo nell’estate del 2014 durante un contest per giovani cantanti (Fasano Talent Festival) a Pezze Di Greco, ridente borgo nei pressi di Fasano nel brindisino. Borgo ridente sì, ma in cui per l’occasione la temperatura era scesa fino a circa quattro gradi (in agosto, in Puglia!). La seconda nell’estate del 2015 a Martina Franca con (forse) un paio di gradi in più, ma dopo un violento temporale che stava per mandarmi malinconicamente a casa, in T-shirt e bermuda e senza ombrello, se non fosse stato per il baracchino dei panini con le bombette che mi aveva aiutato ad ingannare l’attesa mentre i poveri, efficientissimi e volenterosi organizzatori dell’evento asciugavano l’asciugabile e mettevano in sicurezza tutti i collegamenti elettrici inopinatamente allagati. In quel caso, quale premio per la mia costanza, ottenni la mia prima foto con Erica, documentata qui di seguito.

EricaMat

In entrambi i casi, comunque, avevo assunto solo piccole dosi omeopatiche di Erica (5/6 brani, venti minuti circa per ciascuno spettacolo) restando, per l’appunto, con la voglia. La voglia di qualcosa di bello e di buono che sei riuscito appena ad assaggiare ma di cui ambisci all’indigestione. D’altra parte iniziavo anche a temere che la presenza contemporanea mia e di Erica nello stesso posto creasse particolari congiunzioni astrali tali da rendere possibili, se non probabili, eventi atmosferici di scarsissima frequenza, quali per esempio una nevicata alle Bahamas. Per questo mi sono accostato con una certa prudenza alla sua data in programma a Bologna (al nord) e per di più a gennaio (in inverno), temendo come minimo una muraglia di due metri di neve sull’intera A1, o per lo meno da Milano a Orte. Ma la voglia di mangiarmi la pizza intera (finalmente un suo concerto completo) ha prevalso su tutti i timori legati alla generazione involontaria di catastrofi naturali e ancora una volta, la scelta è stata premiata.

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Quo Vado? Io sto con Checco Zalone

Checco Zalone davanti alla locandina di Quo vado?

Checco Zalone davanti alla locandina di Quo vado?

Non sono tra quelli che si sono sorpresi del successo di Quo Vado?, l’ultimo lungometraggio di Checco Zalone che sta abbattendo a suon di milioni tutti i record del cinema italiano; piuttosto mi sono sorpreso dello stupore che ha generato, dal momento che il comico pugliese non ha mai sbagliato un colpo sul grande schermo: dall’esordio di Cado dalle nubi (14 milioni incassati) fino ai 52 milioni di Sole a catinelle (il film italiano più visto della storia, prima di Quo vado? ovviamente) passando per i 43 milioni di Che bella giornata. Insomma, visti i precedenti e la tendenza a una crescita esponenziale, per lo meno a livello di box office, il clamoroso successo del quarto film dell’attore barese dovrebbe essere tutto meno che inatteso.

Invece, dopo i 14 milioni e mezzo incassati già nei primi due giorni, mezzo Paese si è stupito ed interrogato sulle ragioni di questo exploit. Anzi, per essere più precisi, mezza Italia si è decisamente indignata per le cifre stellari realizzate da Checco, partendo coi soliti pistolotti sul basso livello culturale del popolo italiano, ipotizzando l’imminente fine della nostra millenaria civiltà a causa della partecipazione di massa a una tale banale commediola di terz’ordine. D’altra parte, a proposito di Checco Zalone, è tornato di moda più che mai uno degli aforismi più abusati della storia, quello attributo ad Enzo Ferrari: “Gli italiani ti perdonano tutto, tranne il successo”. Ma nella fattispecie la frase è quanto mai calzante, poi, visto che gli italiani oltre a non perdonare il successo, amano in modo particolare dividersi su tutto: calcio, politica, donne, musica, motori e chi più ne ha più ne metta, non si sono certi fatti mancare l’occasione di schierarsi anche in questo caso in due fazioni contrapposte: da una parte l’intellighenzia dei “salotti buoni” a strapparsi i capelli sdegnata, vaticinando la fine del cinema italiano, dall’altra gli ultra-zaloniani a difendere il proprio idolo con sberleffi e pernacchie.

Checco Zalone è stato, in primo luogo, accusato di essere un prodotto televisivo, dove per televisivo si intende ovviamente prodotto Mediaset, sia per il primo successo del grande pubblico avvenuto grazie alle ospitate di Zelig, sia per la produzione e la distribuzione del film, targate Taodue e Medusa. Chiaro che in centri ambienti “culturali” (le virgolette sono d’obbligo), ancora affetti dal tic dell’anti-berlusconismo militante e viscerale proprio come l’ultimo giapponese che ancora non sa, o non ha capito, che la guerra è finita, la cosa sia vista con estremo fastidio. Va da sé che tali ambienti non si sono mai sognati di dare del televisivo alla loro musa ispiratrice Roberto Benigni (giusto per fare un esempio) che pure, molto più di Zalone, in TV ci è nato davvero.

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