Archivio mensile:gennaio 2015

Quirinale. L’occasione persa

Il colle più ambito

Il colle più ambito

Non amo moltissimo parlare di politica, né tanto meno scriverne. E non è certamente per snobismo o per un’adesione al frequentatissimo movimento demagogico dell’antipolitica (quella del “fate schifo tutti”, “andate a lavorare”, “una bomba su Montecitorio”, eccetera) che invece detesto e contesto, né per mero disinteresse verso il mondo che mi ci circonda. Al contrario, per molti anni mi sono occupato di politica attivamente e pur essendomene allontanato profondamente disgustato da quanto ho potuto vedere con i miei occhi, continuo a riconoscere un alto valore alla politica, il cui vero problema, almeno in Italia, credo sia quello di essere il potere storicamente più debole, stritolato tra poteri largamente più forti, contro i quali non ha la solidità, l’autorevolezza, la capacità di mettersi, finendo per diventarne succube.

Quello che mi allontana dalla politica sono invece i dubbi. Dopo anni di militanza, di visione idealistica del mondo, di tensione morale, ora non sono più sicuro di niente. Ho accantonato le idee preconcette, mi sono aperto a diverse visioni, cerco di valutare posizioni e proposte altrui senza alcun pregiudizio aprioristico nei confronti di chi le porta avanti. Cerco di approfondire le notizie senza fermarMi alla superficie, ai titoli sensazionalistici confezionati ad arte per provocare l’immediata indignazione, la reazione sdegnata di una o dell’altra fazione, alimentata dai giornali schierati, dai blogger schierati e puntualmente ripresi dagli schieratissimi utenti dei social media. Li osservo scannarsi su Twitter e su Facebook a colpi di condivisioni di articoli, sempre ovviamente della testata o del blog amico, a consolidare le già granitiche certezze. Mai un dubbio, mai il tentativo di approfondire le posizioni dell’altro . Un po’ li invidio, ma neanche troppo.

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Ben Affleck e Rosamund Pike in una sequenza del film

Ben Affleck e Rosamund Pike in una sequenza del film

Lei è bella, è elegante, ha classe; lei ha portato un tocco di stile newyorkese nelle campagne del Missouri; lei è incinta, almeno così sostiene la sua migliore amica o quella che si spaccia come tale. Lei è sparita. Lui ha dovuto abbandonare New York per stare accanto alla madre malata, ma ha perso il lavoro e ora gestisce un bar con la sorella gemella Margo (Carrie Coon); e i rapporti tra gemelli, si sa, sono spesso morbosi, insinua la “gente”; lui non sembra sconvolto dalla scomparsa di sua moglie; lui sorride alle conferenze stampa, lui si fa i selfie con graziose sconosciute; lui, scopriamo presto, ha un’amante giovane, bella e prosperosa; lui ha appena fatto aumentare il massimale dell’assicurazione sulla vita della moglie. E lei è sparita.

Come se non bastasse questo quadretto già di per sé dannatamente sbilanciato, all’opinione pubblica viene servita una rappresentazione ancora più esacerbata della situazione, grazie ad Ellen Abbott (Missi Pyle) la solita anchor-woman più sessista che femminista, una delle decine di barbaradurso senza scrupoli che infestano non solo la nostra ma, vivaddio, anche le televisioni d’oltreoceano. Trovato il mostro, eccolo sbattuto non solo in prima pagina ma anche su tutti i social network, su tutti i programmi locali e nazionali, perché nel 2014 in un attimo tutto è virale.

“Cosa pensi?

Come ti senti?

Chi sei?

Cosa ci siamo fatti?

Cosa faremo?”

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