Archivio mensile:dicembre 2014

Violetta e Fabio Santini: Natale in musica

Violetta e Fabio Santini sul palco del Civico 3. Photo Federico Fantuzzi

Violetta e Fabio Santini sul palco del Civico 3. Photo Federico Fantuzzi

Ho avuto la fortuna di assistere alle prime due date del tour di Violetta insieme con Fabio Santini, un tour che li vedrà protagonisti principalmente nei diners targati America Graffiti, dove il loro repertorio rock, blues e country è perfettamente in linea con le atmosfere 50’s del locale, ma senza tralasciare incursioni in altri locali in grado di valorizzare la musica dal vivo e in particolare il loro set semi-acustico fatto di voci, chitarra e ukulele.

Dopo il kick-off ufficiale all’America Graffiti di Forlimpopoli, lo show è infatti approdato al celebre Civico 3 di Mantova, dove Violetta e Fabio hanno tenuto un trascinante concerto proprio la sera di Natale in un’atmosfera di grande divertimento e festa. La scaletta dello spettacolo natalizio ha messo in evidenza la loro abilità nel passare da un genere all’altro con grande disinvoltura e facilità, con un piede ben piantato nelle radici del rock’n roll (stella polare per la cifra stilistica di entrambi) e l’altro nella modernità. Quello che ne è uscito è un amalgama perfettamente riuscito tra country e brit-pop, bluegrass e cantautorato italiano, blues e pop contemporaneo. La sintesi di tutto ciò è l’incredibile mash-up tra Budapest di George Ezra e due classici di Johnny Cash come Folsom Prison Blues e Walk The Line: due mondi apparentemente lontanissimi che Violetta e Fabio hanno fatto incontrare con una naturalezza impressionante.

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X Factor, il trionfo di Lorenzo Fragola

Lorenzo Fragola con il trofeo del vincitore

Lorenzo Fragola con il trofeo del vincitore

È finita come da pronostico: per una volta il vincitore annunciato fin dalle audizioni è uscito dal conclave del Forum ancora papa e non retrocesso a cardinale come spesso è accaduto. Anche se, secondo i dati del televoto, Lorenzo Fragola ha superato per una sola incollatura (51,74 % contro 48,26 %) il compagno di scuderia Madh con cui ha condiviso lo scontro finale per aggiudicarsi il titolo di X Factor 8.

Quella di Lorenzo, il cui talento rimane indiscutibile, non è stata pertanto una cavalcata trionfale, nonostante sia stato costantemente davanti a tutti nel televoto in tutte le manche di tutte le puntate esclusa la prima del sesto live in cui è stato superato proprio da Madh. A riprova di un sostanziale livellamento (se verso l’altro o verso il basso lo dirà la storia) di questa edizione, soprattutto dopo l’assurda eliminazione di Emma Morton, di sicuro la presenza più interessante dell’annata per personalità, presenza, voce e maturità. A guardare i dati, Emma è stata decisamente mollata dal pubblico dopo la sua Daddy Blues, che pure essendo di gran lunga il migliore tra i brani originali presentati dai concorrenti, evidentemente non era adatto al pubblico eccessivamente pop della trasmissione. Una volta esclusa Emma dalla finale, c’era una buona ragione per tutti e quattro i finalisti per meritare il successo. E c’era allo stesso modo una buona ragione per non meritarlo.

Mario, per esempio, era il protagonista meno atteso della finale e come da copione ha salutato la compagnia dopo il suo duetto con Arisa, che potenzialmente aveva tutte le chance per essere il migliore della serata ma alla fine è risultato un po’ sotto tono. La vittoria di Mario sarebbe stato il trionfo del cantautorato viscerale e sincero contro i lustrini del pop patinato che inevitabilmente permea questo come altri talent show. Un trionfo che Mario avrebbe meritato per essersi messo alla prova anche con pezzi in inglese e lontanissimi dal suo mood senza però mai perdere la sua identità e difendendo sempre e comunque la sua scelta di stile. D’altro canto, credo che per tutto quanto premesso, Mario Garrucciu fosse il primo a sapere che quello di X Factor non fosse certo il suo habitat ideale, che la sua immagine poco glamour e la sua musica legata alla tradizione (nel senso più nobile del termine) non avrebbe fatto impazzire né il pubblico né la Sony, che infatti non si è neppure sognata di pubblicare il suo EP. A dimostrazione di questa discrasia tra la sua attitudine da cantautore folk e il mondo dei talent show c’è la brutta fine che ha fatto il suo ottimo brano All’orizzonte nelle mani dell’industria discografica.

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Violetta canta De André. Ed è subito magia.

Violetta durante l'esibizione di Casalgrande (photo Federico Fantuzzi)

Violetta durante l’esibizione di Casalgrande (photo Federico Fantuzzi)

Fabrizio De André è uno dei pochi artisti in grado di unire sotto il segno della sua musica più generazioni. La prova tangibile di questo suo potere, rimasto intatto a 16 anni dalla sua scomparsa, la si è avuta nel corso dello spettacolo “Giovani sogni per voce e orchestra” organizzato dal teatro di Casalgrande a lui intitolato nell’ambito dei “Faber Days”, la rassegna interamente dedicata al cantautore genovese nei giorni del compleanno del teatro, inaugurato proprio nel dicembre di otto anni fa.

E così sul palco del primo (e al momento unico) teatro intitolato alla memoria di Fabrizio De André sono saliti i giovanissimi (dai 10 ai 14 anni) musicisti della Mikrokosmos Orchestra, diretti dalla maestra Irene Bonfrisco con la partecipazione al pianoforte di Cristina Debbi; due generazioni della famiglia Vicari, papà Gianquinto voce e chitarra e il figlio Emilio chitarre e bouzouki, in rappresentanza del progetto Anime Salve, una tribute band di Parma che da 15 anni mantiene viva la memoria di De André portando le sue canzoni in giro per l’Italia. E soprattutto è salita sul palco Violetta che ha interpretato con la consueta classe e con grande intensità alcuni brani di grande impatto del grande Faber, regalando loro una ritrovata freschezza con il solo accompagnamento della sua chitarra acustica. E per me, che amo De André da 25 anni e Violetta da… uno, è stata una serata magica.

Violetta è la prima a salire sul palco e ad incantare con una sentita e quasi eterea interpretazione di Geordie, accompagnata da un misurato tappeto sonoro dell’orchestra che mette in rilievo tutta la sua intensità vocale. Lascia poi spazio ai giovani orchestrali che eseguono Le Nuvole dall’omonimo album con l’ausilio della voce narrante di Fabiola Ganassi e poi Il suonatore Jones e Valzer per un amore. Dopo l’intermezzo strumentale l’orchestra lascia il palco, e tocca nuovamente a Violetta, in versione voce e chitarra, regalarci la sua interpretazione di alcune delle ballate più belle di De André. A cominciare da una toccante Un blasfemo, tornata prepotentemente di moda ultimamente, alla quale Violetta dona una splendida sfumatura di malinconica dolcezza grazie alla sua sensibilità interpretativa. Piacevolmente sorprendente la scelta di S’i fosse foco, la celebre ballata tratta integralmente dall’impertinente sonetto di Cecco Angiolieri, il poeta toscano contemporaneo di Dante divenuto famoso proprio rompendo gli schemi stilnovisti con i suoi scritti provocatori e goliardici. E a sentire Violetta che la canta, sembra proprio che anche lei si diverta un mondo in questo irriverente elogio delle passioni terrene.

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Semifinale di X Factor, Emma incanta… e va a casa!

Emma Morton canta il suo inedito Daddy Blues

Emma Morton canta il suo inedito Daddy Blues

La semifinale di X Factor ha condensato nel breve volgere di un paio d’ore tutte le sorprese che invece erano mancate nei due live precedenti. E purtroppo, sempre dal mio personalissimo punto di vista, il saldo tra le sorprese positive e quelle negative dà un totale che fa pendere la bilancia decisamente dalla parte sbagliata.

Sul piatto buono c’è Mario, giunto inaspettatamente al palco del Forum contro ogni previsione, compresa la mia. Forse Mario non è tra i migliori quattro, non lo è certamente per potenzialità discografiche al di fuori della competizione, però io sono strafelice del suo approdo in finale. Mario è la rivincita della musica viscerale, sanguigna, sincera e priva del gloss da rivista patinata che sembra rivestire altri concorrenti: solo voce e chitarra e qualcosa da dire, per citare Bob Dylan (e a questo proposito la produzione della sua All’orizzonte non gli ha certo reso un gran servizio).

A me Mario ricorda il giovane Springsteen, non posso non amarlo. E sono felice che abbia dimostrato che il pubblico della musica (e anche dei talent show, per lo meno di questo) non sia composto esclusivamente da teenager in tumulto ormonale, che pure restano la maggioranza visti gli esiti del televoto. Poi ci sta tutto: che è classico, che fuori dallo stile cantautorale fa fatica, che non è un innovatore, che non ha il fisico da popstar… ma onestamente, nella storia della musica italiana c’entra più lui o Madh?

Sulla parte sbagliata del piatto c’è però Emma. E qui la sorpresa si moltiplica all’ennesima potenza, non solo perché tutti i bookmaker ormai la davano come la grande favorita per la vittoria finale, ma soprattutto perché esce dopo aver portato sul palco il più bello tra i brani originali della semifinale, dopo averlo cantato alla grandissima e dopo aver regalato un’altra perla nella seconda manche con la sua magnifica interpretazione di Love Is A Losing Game.

Difficile capire cosa possa essere successo al televoto; forse le ragazzine, una volta perso Leiner, hanno massimizzato i voti su Lorenzo e Madh facendoli volare, mentre Mario (come Lorenzo) ha beneficiato del fatto che il suo “inedito” non fosse inedito. Molto chiaro, invece, quello che è successo tra i giudici dopo l’ultimo scontro, quando le beghe da asilo e le strategie hanno purtroppo prevalso sul mero giudizio sul talento. Fedez voleva Emma fuori e ha ottenuto il suo scopo, riuscendo perfino a far credere che la colpa fosse di Morgan, il quale dal suo canto era così ostentatamente disinteressato alla vicenda che non si è nemmeno accorto di essere stato usato dal suo rivale. Spiace che queste cose, oltre a minare la credibilità di un talent show che finora si era elevato per qualità rispetto ad altri programmi, avvengano sulla pelle dei ragazzi in gara, che andrebbero valutati a prescindere dalla squadra di appartenenza.

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